martedì 9 marzo 2010

PRIMA IL VENETO?

Ricevo, e volentieri pubblico , dall'ing. Giovanni Guerra:
Mi permetto di ritornare sul tema che è stato oggetto di dibattito a Legnago nelle ultime settimane relativo al centro che doveva sorgere per la collaborazione economica e scientifica con l'India. Intervengo però non sul lato politico e/o amministrativo, che onestamente non conosco approfonditamente, ma sul piano strettamente tecnico e professionale. Il campo di discussione è l'ingegneria civile, il mio pane quotidiano. L'occasione mi è data da una recente ricerca che ho fatto per motivi professionali sul tema dell'ingegneria sismica. Uno dei massimi esperti della materia si chiama Anil Chopra, è indiano e insegna alla University of California a Berkeley dove è professore emerito di “Dinamics of strutctures” . Mi sono preso lo sfizio di dare una occhiata alla lista dei professori che insegnano al Dipartimento di Ingegneria Civile e ho scoperto che almeno il 60% non è americano: serbi, egiziani, iraniani, cinesi, tedeschi ecc.. Circa il 10% è indiano, ovviamente nessun italiano. Questo vale anche per altre università americane: Stanford, il MIT, Princeton hanno molti professori e ricercatori con provenienza asiatica e in generale da quello che noi definiamo “Terzo Mondo”. Berkeley non è una università qualsiasi: tra le facoltà di Ingegneria Civile è da 9 anni consecutivi nel ranking mondiale la prima. Il dato è significativo perché negli Stati Uniti non scherzano sulle classifiche: la fonte è U.S. News World Report e nei siti delle università americane con orgoglio viene messa in mostra la posizione del ranking nazionale e mondiale. Volete che vi citi i nomi dell'ultimo articolo sul tema della sismica che ho letto? Oltre a Chopra cito Rakesh K. Goel e Chaptan Chintanapakdee. Goel indiano e Chintanapakdee thailandese. Mi ha fatto riflettere che negli Stati Uniti i migliori studenti universitari probabilmente bianchi e di buona estrazione sociale ed economica vanno a scuola da un indiano: le loro famiglie non esitano a pagare salato (anche 25.000 dollari all'anno) perché ascoltino le lezioni del professor Chopra. Sarei stato ben contento di poter entrare in contatto con ingegneri indiani, con le loro conoscenze e questo non perché dobbiamo insegnare a loro qualcosa: è il contrario, sono io che dovrei acquisire conoscenze. La riprova sta nel fatto che Padova, dove io ho studiato ingegneria, non è tra le prime 200 università nella classifica internazionale (mi sono fermato al 200 nella ricerca, non so onestamente in quale posizione si trovi). Non è incoraggiante, pur avendo stima di me stesso è facile comprendere che gli ingegneri veneti qualche problema sul piano tecnico e scientifico devono averlo pur con tante gloriose eccezioni. Probabilmente i nostri consiglieri comunali leghisti sono contenti che Padova sia la prima università del Veneto ma questo poco serve quando vai a confrontarti con il mondo. A che serve essere i primi nel Veneto e ultimi nel mondo? Se con il motto “Prima il Veneto” Zaia intende che è bene che i professori ad Ingegneria a Padova siano veneti vi avverto che il suicidio tecnico ed economico della nostra regione è vicino. Infatti questo processo è già ampiamente in atto. Provate a contare i professori non veneti che insegnano al dipartimento di Ingegneria Civile di Padova e constaterete, amaramente, che sono ben pochi. Oppure devo rammentare che non molti anni fa la Lega proponeva che le cattedre nella scuola secondaria fossero assegnate con priorità ai veneti? Utile sarebbe stato collaborare con le università indiane e magari far venire qualche professore a spiegare un po' di ingegneria alla nostra comunità di tecnici veneti che, con molta molta presunzione, pensa di essere al centro del mondo. Ma a questo punto sorge una atroce domanda: chi sarebbe venuto ad ascoltare il professor Chopra? Meglio ascoltare un Zanon, un Perin, caspita ci mancherebbe! Giovanni Guerra
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1 commento:

Anonimo ha detto...

Perchè non dare un'occhiata anche qui http://messaggeroveneto.gelocal.it/dettaglio/«settati-picci»-supplente-licenziato-a-pordenone-perche-parla-campano/1884998

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