sabato 24 dicembre 2011

175.000 euro per coprire i resti di Porta Mantova: un'enormità in questi tempi di crisi

  Ho trovato interessanti una serie di osservazioni di Paolo Longhi nel post del 7 dicembre scorso dal titolo Addio Porta Mantova ...
Afferma l'ex assessore: 

"In maggioranza – ora lo posso svelare – c’era anche chi sosteneva che non fosse così urgente “querzar la busa”. 
Nelle riunioni di maggioranza ho sempre palesato le mie perplessità: spendere 175mila euro per coprire i resti (difficilmente basteranno) mi sembrava un’abnormità, dinnanzi alla crisi finanziaria e alla scarsità delle risorse per migliorare la viabilità legnaghese.
                           Gli scavi di Porta Mantova già coperti con telo bianco e sabbia




In subordine avevo ipotizzato di lasciare alla luce il ponticello, la parte a mio avviso più suggestiva delle fondamenta. Tale ipotesi avrebbe tuttavia impedito la riapertura al traffico di Corso della Vittoria e la pavimentazione del resto degli scavi avrebbe unicamente consentito la realizzazione di un plateatico pedonale: una sorta di prosecuzione di piazza Garibaldi. Ma questa idea non piaceva ai più e la accantonai per spirito di gruppo". (Il neretto non c'è nell'originale)
Commento:  Soltanto ora Longhi, estromesso dalla Giunta,   "può dire" ciò che aveva pensato e che  pensa. Meglio ora che mai!
Entrando nel merito delle affermazioni, Longhi conferma quanto ho sempre sostenuto su questo blog, che il vero motivo della decisione di coprire gli scavi non era dovuto - come affermato sempre dal sindaco Rettondini - allo stato di degrado dei mattoni, ma alla volontà di riaprire al traffico quel tratto di strada, spendendo appunto 175.000 € solo per la copertura e varie altre decine di migliaia di euro per ottemperare alle prescrizioni di quest'anno della Soprintendenza che vuole che sulla superficie della strada sia riportata la pianta di Porta Mantova con pietre di vario colore. Significativa la sottolineatura di Longhi  "difficilmente basteranno". Concordo con lui nel ritenere che la spesa sia un'"abnormità" e non valga affatto la candela, soprattutto in un periodo di grave crisi come l'attuale.


Nel post di Longhi ci sono altre affermazioni che meritano un commento:
1. "... tra Porta Mantova e gran parte dei legnaghesi non sbocciava l’amore. Piero Frattini nel suo “Salotto” ospitato sul periodico “Il Nuovo Giornale” la definì : “quei quattro quarei smarzi”; alcuni maleducati presero ad utilizzare gli scavi come pattumiera; inoltre la riesumazione era costata il posto alle piste ciclabili originariamente previste nell’ambito della riqualificazione di Corso della Vittoria, per la gioia dei passanti che vedevano volare i vassoi dei baristi, accidentalmente colpiti da qualche ciclista."
Commento:  Piero Frattini ha espresso un parere, condiviso senz'altro dall'attuale amministrazione e da quei "maleducati che presero gli scavi come pattumiera" (pochissimi, per fortuna!), ma non da tanti legnaghesi (e non) che hanno apprezzato lo sforzo di recuperare un brano importante dell'antica struttura della città murata di Legnago. La recinzione dello scavo non era affatto "costata il posto alle piste ciclabili": il progetto originario era stato rispettato nelle misure dei marciapiedi laterali. 


2.  "Visto lo sbriciolarsi dei manufatti si pensò di sostituirli con dei mattoncini nuovi su consiglio della stessa Soprintendenza.

Non mi intendo di restauri ma questa mi è sempre parsa una cosa senza senso: un bene antico sta andando in malora? Lo sostituisco con uno nuovo che gli rassomigli. Un po’ come se al posto dell’Arena di Verona ci facessimo il nuovo stadio Bentegodi.

Nel frattempo si fecero dei lavori appena giù dal Ponte Principe Umberto, a Porto.
Spunta “Porta Padova”. Qualche rilievo e l'antichità fu lestamente ricoperta… Errare è umano, perseverare è diabolico, avrà pensato qualche saggio amministratore.
Commento: La Sovrintendenza, nel 1999, poco prima delle elezioni amministrative, diede il proprio parere favorevole a sostituire i mattoni (che originariamente erano da interno) rovinati dallo shock termico e dal gelo, con altri per esterno della stessa forma e colore. La cosa "non è senza senso", in quanto questo intervento sarebbe servito  a mostrare come erano i pavimenti di un tempo. L'esempio del Bentegodi al posto dell'Arena non è affatto calzante. Pensiamo piuttosto - cambiato ovviamente il contesto- ad interventi come quelli della ricostruzione totale di parti importanti di città come Dresda o Varsavia, distrutte completamente dai bombardamenti, che hanno dato la possibilità a milioni di visitatori di ammirare l'aspetto storico di quelle città.
     Per quando riguarda Porta Padova, a Porto: gli scavi, dopo gli opportuni rilievi, sono stati interrati perché si trovavano sotto una strada di grande scorrimento, nel punto in cui doveva essere realizzata una rotatoria in un punto delicatissimo del traffico verso Vicenza e Padova. Non per non commettere un secondo "errore".

sabato 3 dicembre 2011

Amarezza per i commenti velenosi e liquidatòri di Ambrosini


Clara Scapin ha lasciato un commento sul post "Lo stile di Ambrosini ":


sorpesa per essere stata buttata dentro e maltrattata in una discussione che non ho provocato, amarezza di fronte a commenti così velenosi e liquidatori di chi crede, forse, di essere più intelligente degli altri, dimenticando lunghi rapporti di collaborazione e di rispetto. E' questo il modo per costruire il futuro? Son questi gli uomini?

venerdì 2 dicembre 2011

LO STILE DI AMBROSINI

Ecco quanto scrive (ho usato Copia-Incolla) Damiano Ambrosini in relazione ai miei articoli sulle Primarie e sulla fine dell'esperienza della Rosa a Legnago:

Egregio ex assessore, non posso non ricordarle alcune cose , dopo averla letta nel blog,ammesso che accetti di pubblicare commenti che evidenziano idee diverse dalle sue (in passsato ha esercitato la censura su miei commenti non ortodossi con la sua dottrina...).
Non ho intenzione di farla lunga sul passato , talmente è faziosa la sua versione ,vista la sua preferenza per Scapin , ma sono pronto quando vuole e con chi vuole a controbatterle ogni cosa pubblicamente...Intanto le chiedo: ma Scapin e Bologna che nelle riunioni della Rosa senza Ds sparavano a zero su Soffiati, Marconi e Zanetti sono gli stessi che oggi ci vanno a braccetto ? Poi le ricordo:
-le primarie prima del 2009 le volevate solo voi, la maggioranza non voleva appiattirsi su una logica Primarie=Pd=massacro;da parte mia nessuna paura al confronto (altrimenti non mi sarei candidato...come ho sempre fatto), ma solo un giudizio politico condiviso dai più che ritenevano lo strumento primarie appiattito sul Pd,allora(per me anche oggi) considerato un brand negativo dalle nostre parti;tra l'altro , a differnza di qualcuno ,ho sempre sostenuto che le elezioni nel 2009 sarebbero state più dure che nel 1997 e nel 1999 e che bisognasse allargare rispetto alla Rosa.Ecco il senso delle tre liste, da lei considerate negative,mentre per me era fondamentale l'esigenza di coinvolgere sul piano civico persone nuove,dando spazio nella Rosa a persone che provenivano dalle storie Ds e Margherita ma non solo (vedi Grigoli,da lei avvicinato e positivamente proposto).
-sempre sulla candidatura passata:non ritenevo ,come tanti altri, la Scapin adatta a fare il sindaco;convinzione che ho ancora oggi(l'esperienza di segretario Pd lo ha dimostrato;ha sicuramente altre doti ma per fare il sindaco(autonomo) ci vuole altro..)
-da che pulpito poi parlare di possibile disimpegno mio dopo che lei ha tirato i remi in barca da assessore alla fine del mandato (senza dimettersi), in lutto per mancata candidatura Scapin..Io avevo solo detto che se nasceva un progetto che non mi convinceva potevo saltare un giro:non vivo di politica e non sono in corsa per ruoli a tutti i costi..;quindi mi sentivo e mi sento di impegnarmi per quello che ritengo giusto,non sono un uomo per tutte le stagioni.
Vuole due esempi del suo disimpegno ? 1)era arrivata in aprile 2009 comunicazione regionale che il Pollicino poteva durare fino alla fine dell'anno..nessuno ce l'ha detto,fatto scoperto dopo il voto..e intanto ci massacravano in camapgna eletorale 2)asfaltatura in centro a SanPietro il giorno delle elezioni,con disagi e lamentele dei cittadini..e l'assessore ?
Sul futuro:non sono(insieme a tanti altri,molti ex Rosa compresi)
interessato ad un progeto politico-partitico di centro-sinistra,ma ad un progetto civico dove persone di centro-sinistra insieme a tanti altri di altra origine vogliono dare a Legnago una amministrazione seria dopo il fallimento partitocratico Lega-Pdl;quindi inutile che qualcuno pontifichi di primarie quando non c'è nessuna coalizione...anzi, per ragioni di partito si è sfasciata la coalizione...Con gli amici di Legnago al Centro abbiamo detto esplicitamente al Pd che si può trovare una soluzione su un piano civico(senza simboli partito) con un accordo su una figura candidato sindaco che unisca e non divida...quindi no Ambrosini,no Gandini,no Scapin,no Marconi...compresa ipotesi primarie con candidati condivisi (ps.chi dice il falso ?chi attivamente lavora mettendoci la faccia o chi pontifica dietro un blog ?...).I suoi nuovi amici Soffiati e Marconi hanno detto no...Se li vede ,compresa la Scapin,ne parli pure e se cambiano idea ce lo faccia sapere...Altrimenti saranno inevitabili percorsi diversi:lei con Soffiati,Zanetti ,Marconi candidata Scapin;noi (tra un po' di tempo verrà a conoscere i nomi...)da un'altra parte..
"Dimmi con chi vai,ti dirò chi sei" (proverbio popolare)
DAMIANO AMBROSINI




Commento
Pubblico la tua lettera (ti do del tu, perché credo che dopo dieci anni positivi trascorsi insieme ad amministrare non ci sia motivo per usare il lei), come tutte le altre che sono giunte firmate (su quelle non firmate, come  evidentemente, quella scritta da te - ma ho saputo adesso da te che eri stato tu a scriverla -, mi sono sempre riservato se pubblicarle o no, a seconda che non contengano o contengano offese).

Non riprendo e non commento le singole affermazioni fatte da te.

Lascio ai lettori del blog  una valutazione sul contenuto e sullo stile da te usato e sono disponibile a dare esplicite risposte sui vari punti toccati se ciò mi verrà richiesto da qualcuno.



giovedì 1 dicembre 2011

PORTA MANTOVA:ALLA FINE IL SINDACO DA DETTO QUAL E' IL SOLO, UNICO MOTIVO DELLA COPERTURA

I fatti:




Parzialmente tratto da  L'Arena di martedì 30 novembre:
"Ormai è deciso e la Giunta non sente ragioni: non appena verranno ultimati i lavori di copertura dei resti di Porta Mantova anche l'ultimo tratto di Corso della Vittoria verrà riaperto al traffico veicolare"...
Tommaso Casari, consigliere di minoranza, ha presentato un Ordine del giorno in cui si chiedeva a Sindaco e Giunta  'di ripensare l'intervento in considerazione del valore storico-architettonico dei resti e della loro ubicazione a ridosso di Piazza Garibaldi', e soprattutto della 'necessità di interdire il passaggio delle macchine sulla nuova superficie realizzata con materiali lapidei diversi per richiamare la memoria dei resti seppelliti' [ quest'ultima è stata una prescrizione esplicita della Soprintendenza in caso di seppellimento]. 'Quest'area, ha auspicato invano Casari, deve essere trasformata in uno spazio di aggregazione. Farvi scorrere le macchine sarebbe un grave errore, in contrasto tra l'altro con gli impegni programmatici condensati nel documento preliminare del Pat'.
Nulla da fare... L'Ordine del Giorno di Casari è stato respinto dalla maggioranza con l'astensione del pidiellino Stefano Zamperlin.

Prima della votazione il Sindaco Rettondini,  ha affermato che " il viale più bello di Legnago ritornerà interamente carrabile. Ad imporlo sono da un lato le richieste avanzate dai negozianti del centro e dall'altro una questione di sicurezza, poiché la strozzatura creata nel 2004 causa ingorghi e penalizza la viabilità".

Commento
Innanzi tutto, per la prima volta nelle parole del sindaco non c'è più alcun riferimento al fatto che la copertura dei resti sia determinata dalla necessità di proteggere i resti dal degrado. 
Il sindaco sa bene (e lo sapeva anche nel passato, quando diceva che 'bisognava salvare i resti') che  questo problema c'è, e che può essere facilmente risolto, perché la Sovrintendenza, poco prima delle elezioni del 2009, aveva autorizzato il Comune a sostituire i mattoni rovinati con altri, nuovi, della stessa dimensione e colore, con una modestissima spesa.

Ora il sindaco dice:"I motivi per cui voglio coprire gli scavi sono due":
1." La strozzatura [degli scavi] causa ingorghi  e penalizza la viabilità".
Non è vero. In questi due anni non si è mai verificato alcun ingorgo né la viabilità è stata penalizzata.
La riapertura di Corso della Vittoria nel tratto degli scavi non porterà alcun vantaggio né agli automobilisti, che oggi possono comunque accedere sia all'interno che all'esterno della città senza disagio, né ai negozianti che non trarranno alcun vantaggio dal passaggio in macchina di automobilisti frettolosi e impossibilitati a parcheggiare in quella zona.

2. "Ad imporre la copertura di Porta Mantova sono le richieste dei negozianti". 

E' l'unica motivazione che rimane in piedi. 

Finalmente il sindaco l'ha detto esplicitamente, senza coprire la scelta con false motivazioni. Ha detto che il vero e unico motivo per cui si è intestardito a far spendere ai legnaghesi 175.000 euro più le altre numerose decine di migliaia di euro per la copertura degli scavi e per la nuova pavimentazione in pietra è  costituito dalle" richieste avanzate dai negozianti del centro".
Qualcuno si può essere lamentato, certo.
Ma è compito del Sindaco e della Giunta fare delle scelte che, se possono non piacere a qualche commerciante, possono rendere più vivibile e bella la vita alla maggior parte dei cittadini legnaghesi, sia residenti in centro che nelle frazioni. Dei cittadini sensibili anche al richiamo culturale della storia della città.
Ma di costoro sindaco e giunta non si interessano, evidentemente.




mercoledì 30 novembre 2011

Concerto dell'Orchestra dei ragazzi alla Chiesa della Pietà e in Piazza San Marco

Il 13 dicembre 2011, giorno di Santa Lucia, sarà una  memorabile giornata per i 45 alunni della Scuola media Barbieri che fanno parte della Giovane Orchestra K 2006 di Casette di Legnago: eseguiranno due concerti a Venezia, uno nella Chiesa della Pietà, alle ore 11 (v. foto), l'altro in Piazza San Marco, alle ore 15. 
 
E' il meritato premio per un'attività culturale di eccezionale valore culturale gestita dal prof. Daniele Ganzarolli fin dal 2006.  La Giovane Orchestra, formata da  flauti dolci, flauti traversi, clarinetti, violoncelli, violino, chitarra, eseguirà i seguenti brani:
Chiesa della Pietà: Inno di Mameli
                     Beethoven: Inno alla Gioia
                     Charpentier: Te Deum
                     Ortolani: Fratello sole e sorella luna
                     Mozart: Sinfonia 40
                     Salieri: Concertino
                     Vivaldi: Primavera








                                                         


                                                                                              Piazza San Marco: Inno di Mameli
                                                                                                                              Con te partirò
                                                                                                                              Amapola
                      Inno alla gioia
                      Sinfonia n. 40 di Mozart
                      Astro del ciel
                      Gloria in excelsis
                      Oh, when the saaint







E' bene conoscere un po' meglio questa bella realtà del panorama culturale legnaghese.
La Giovane Orchestra K 2006 è nata in occasione del 250° anniversario della nascita di W. A. Mozart in seno alla Scuola media Gino Barbieri di Casette di Legnago ed è formata da un gruppo variabile di alunni (tra 40 e 50, a seconda delle annate) per opera e merito del professore di musica Daniele Ganzarolli. Gli 'orchestrali' si ritrovano in orario extra scolastico per preparare brani musicali in varie formazioni di gruppi strumentali.
Il lavoro del mattino nell'aula scolastica si prolunga quindi in alcuni pomeriggi di ogni mese con lo scopo di preparare un repertorio che spazia dai brani classici a quelli più moderni.

La Giovane Orchestra ha tenuto vari concerti, fra cui i seguenti:
     * Natale 2010: 2 concertini di Natale presso i reparti di Cardiologia e di Pediatria dell'Ospedale di Legnago;
     * Aprile 2011: Fantacity Festival di >Perugia a cui è seguita un'intervista sul TG ragazzi di Rai 3;
     * 1° maggio 2011: Concerto nella Chiesa di Torretta;
     * maggio 2011: Concerto alla Casa di Riposo di Legnago;
     * maggio 2011: Partecipazione al Festival di Maggio al Teatro Salieri;
     * giugno 2011: Concerto aperitivo presso il bar Chiosco
     * 12 novembre 2011: Concerto in occasione della Festa di San Martino a Legnago.

L'attività dela Giovane Orchestra è stata resa possibile dall'approvazione e finanziamento di un progetto scolastico sostenuto anche dal Comune di Legnago. La Scuola media sostiene l'iniziativa mettendo a disposizione il personale per l'apertura della scuola  nei giorni delle prove e acquistando gli strumenti musicali necessari da prestare o noleggiare agli studenti.

Un'iniziativa da sostenere, sia da parte di Enti che di privati, perché è un esempio estremamente positivo di come possono essere coinvolti i ragazzi in un'attività bellissima. 
Un grazie sincero e doveroso al Maestro Daniele Ganzarolli.

martedì 29 novembre 2011

CENTROSINISTRA LEGNAGO: SEPARAZIONE IN CASA

(da "l'Eco", foglio diretto da Giuliano Lunardi, voce dell'Amministrazione comunale di centrodestra, recapitato in  tutte le famiglie del Comune di Legnago):

"La frattura ufficializzata in consiglio comunale. Marconi esce dal gruppo civico guidato da Ambrosini, per rappresentare il Pd.
Un "divorzio " ufficializzato sui banchi del consiglio comunale. Durante la seduta del 13 ottobre è stata infatti sancita la frattura interna al centrosinistra legnaghese.

      Il consigliere comunale Claudio Marconi ha annunciato la sua uscita dal gruppo civico guidato da Damiano Ambrosini per rappresentare il Partito Democratico.
"Più che di divisione parlerei di 'chiarificazione politica' e di una scelta che è frutto di un ragionamento molto serio e condiviso dalla stragrande maggioranza dell'assemblea degli iscritti', spiega Marconi. 'Il quadro politico non è quello che si aveva prima delle elezioni del 2009 e il Pd non ha potuto che constatare come l'esperienza civica de 'La Rosa' fosse definitivamente finita. A questo punto, anche per chiarezza con il nostro elettorato, abbiamo deciso di aprire una pagina nuova, in cui il Partito Democratico si ponga come il vero rappresentante del centrosinistra legnaghese, lontano da altri disegni politici legittimi, ma 'centristi'. Certo, la decisione può essere difficile da accettare, ma abbiamo ritenuto necessario fare chiarezza adesso: solo con identità precise sarà possibile stringere eventuali accordi o alleanze".
La scelta però non ha trovato l'appoggio degli altri due consiglieri comunali iscritti al Pd - Silvio Gandini e Tommaso Casari - che hanno preferito rimanere fedeli al progetto civico definendo un 'errore politico' la creazione del gruppo del Pd e la divisione dell'opposizione".

     Critico anche il capogruppo di minoranza e leader di 'Legnago al centro', Damiano Ambrosini.
"Confermo con i colleghi Porfido, Casari, Gandini e Tagliaferro il rispetto degli elettori e la coerenza politica nel portare avanti un progetto civico", ha affermato in consiglio comunale, "così come prendo atto che dopo oltre un anno di manovre per costituire il gruppo del Pd, il consigliere Marconi confluisce da solo nel gruppo misto. Marconi divide la minoranza per esigenza di visibilità personale e partitica, secondo la direttiva di Soffiati. La questione primarie, inoltre, è un falso problema: Marconi nel costruire il Pd ha sfasciato la coalizione".


Infine, a completare il panorama di 'separazioni' è arrivata anche la decisione di costituire un gruppo autonomo da parte di Liberinsieme', coalizione rappresentata in consiglio comunale da Donatella Ramorino."

Commento:
"Il quadro politico non è quello che si aveva prima delle elezioni del 2009 e il Pd non ha potuto che constatare come l'esperienza civica de 'La Rosa' fosse definitivamente finita", afferma Marconi. La prima parte dell'affermazione è vera: il quadro politico è certamente diverso da quello precedente le elezioni del 2009.

La seconda parte dell'affermazione, invece, è molto discutibile. "Il Pd non ha potuto che constatare come l'esperienza della Rosa fosse definitivamente finita". In realtà il Pd, come ho già sostenuto nel precedente articolo su questo blog, ha provocato, assieme ad Ambrosini (che ha voluto presentarsi alle elezioni del 2009 con tre liste, anziché con la sola Rosa), la fine dell'esperienza della Rosa, facendo nascere Liberinsieme, un gruppo che politicamente  voleva caratterizzato a sinistra.

Prosegue Marconi: " A questo punto, anche per chiarezza con il nostro elettorato, abbiamo deciso di aprire una pagina nuova, in cui il Partito Democratico si ponga come il vero rappresentante del centrosinistra legnaghese, lontano da altri disegni politici legittimi, ma 'centristi'. Certo, la decisione può essere difficile da accettare, ma abbiamo ritenuto necessario fare chiarezza adesso: solo con identità precise sarà possibile stringere eventuali accordi o alleanze".

Il Pd ha aperto veramente una pagina nuova ponendosi come "il vero rappresentante del centrosinistra"?   Queste affermazioni mi fanno rabbrividire: il vero rappresentante. Ma che cosa significano espressioni come questa, se non una chiusura ed un ritorno ad un passato che nessuno rimpiange?

Nel momento in cui, prima delle elezioni del 2009, Ambrosini da un lato e il Pd dall'altro hanno fatto morire e celebrato il funerale della Rosa (che non era più l'unico contenitore all'interno del quale le diverse provenienze politiche arricchivano il dibattito, ma si annullavano perché le decisioni venivano prese collegialmente), già c'erano i segni inequivocabili di una inevitabile politicizzazione e divisione.

Era evidente che la conclusione non poteva che essere anche la divisione dei gruppi in consiglio comunale: Legnago al centro, Pd, Liberinsieme. 

Da uno a tre: triplicata la debolezza.

Meraviglia solo il fatto che la decisione sia arrivata dopo oltre due anni. 

E non è stato, come afferma Ambrosini, "Marconi a dividere la minoranza"; a dividerla hanno contribuito ugualmente Marconi e Ambrosini, con diversi disegni politici. 
Certo, Marconi e il Pd, come afferma Ambrosini, hanno agito " per esigenza di visibilità personale e partitica". Lo ammette lo stesso Marconi, quando dice che "solo con identità precise sarà possibile stringere eventuali accordi o alleanze".
Ma anche Ambrosini ha seguìto la stessa logica. 
Ciò che interessa sia a Marconi (Pd) che ad Ambrosini (Legnago al Centro) è l'appartenenza, l'identità. Questo è ritenuto un VALORE talmente essenziale che entrambi hanno sacrificato ad esso il risultato elettorale, l'unità di prospettiva e, forse, la possibilità che un progetto unitario di centrosinistra possa avere una prospettiva di ripresa e di vittoria nel futuro di Legnago.

Quindi non è vero, come afferma Ambrosini, che "Marconi nel costruire il Pd ha sfasciato la coalizione".
La coalizione era stata distrutta prima, quando sia Ambrosini che Marconi avevano fatto morire la Rosa.

"Ma -si dirà- è inutile tornare indietro coi ragionamenti; occorre ragionare sul presente e sul futuro".
Prima di ragionare sul presente e sulle prospettive future (cosa che dovrà essere fatta) è necessario, secondo me, fare una profonda analisi di ciò che è successo nel passato, per non per non fare gli stessi errori od acuirne gli effetti.

E' per questo che Ambrosini, quando afferma che  "la questione primarie è un falso problema" sa di dire il falso. 

E' stato lui a non volere le primarie prima delle elezioni del 2009, è lui a non volerle nemmeno per le prossime elezioni. Perché?
Questo suo assoluto rifiuto ha provocato e provoca, ovviamente, delle inevitabili ripercussioni negative.
Come quelle che abbiamo sottolineato.

giovedì 24 novembre 2011

PRIMARIE DI COALIZIONE E FUNERALE DELLA ROSA


 I fatti:
 Ambrosini non vuole assolutamente le primarie di coalizione, che erano state richieste dal PD di Legnago. Lo ha dichiarato pubblicamente qualche mese fa a Primo Giornale.
Commento:

E' bene fare un po' di cronistoria di ciò che è successo prima delle elezioni del 2009, vinte dal Centrodestra.
 
 Damiano Ambrosini, prima delle passate elezioni comunali del 2009, si era fermamente opposto alla realizzazione delle primarie per scegliere il candidato sindaco, minacciando di non impegnarsi più nella coalizione se si fosse deciso di farle. 

Perché non le ha volute e non le vuole neppure oggi?


Perché le considera uno strumento manipolabile?
Perché ha paura del confronto e di dover rinunciare al ruolo di leader?



Ognuno può dare la sua interpretazione, ma mi sembra chiaro che il motivo reale sia stato e sia il secondo.


Così, tornando al 2009, per timore di spaccature interne, il resto del gruppo della Rosa accondiscese, anche se a malavoglia,  al suo diktat/richiesta  di non fare le primarie. 

Prevalse  all'interno della Rosa la candidatura Ambrosini su quella di Clara Scapin, soprattutto perché Ambrosini aveva chiaramente fatto capire che se non fosse stato lui il candidato sindaco, si sarebbe 'messo in disparte' e ci sarebbe stata la rottura.  E il gruppo della Rosa non voleva andare alle elezioni con una spaccatura in atto e privarsi di un apporto ritenuto importante come quello di Ambrosini. (Ha sbagliato, in questa analisi, il gruppo? Ai posteri ....)

A questo punto Ambrosini fece un 'operazione' che ebbe l'effetto di svuotare la Rosa di qualsiasi significato:  invece che presentare di nuovo all'elettorato, come nel 1999 e nel 2004, un'unica lista civica, quella della Rosa appunto, che comprendesse come nel passato esponenti provenienti dalla Margherita, dai Ds e da non iscritti a partiti,  presentò tre liste: Legnago al Centro, La Rosa e Liberinsieme (fatta nascere da Marconi (DS), preoccupato di rubare uno spazio politico alla Rosa, concordando di fatto con Ambrosini sulla necessità di togliere di mezzo la Rosa e di affermare la supremazia dei partiti).

A questo punto il funerale per la Rosa era stato celebrato sia da Ambrosini che dai DS. 

Infatti la Rosa fin dal suo nascere non era una lista tra le altre, ma la lista di sintesi di tutte le istanze, con gli eletti che  prendevano in assemblea tutte le decisioni.

Le segreterie dei partiti avevano fatto un passo indietro, e quando in qualche momento avevano tentato di imporre delle soluzioni esterne al gruppo, avevano dovuto innestare la retromarcia. 

Per questa ragione fondamentale, l'autonomia reale dai partiti (oltre, naturalmente alla capacità di Sindaco e Giunta),  la Rosa aveva potuto governare, bene, per dieci anni. 

La presenza delle  tre liste non fu compresa dai legnaghesi, la figura del candidato sindaco Ambrosini  non riuscì ad emergere, il clima politico era favorevole alla Lega.
Fatto sta che nel 2009 fu eletto sindaco il leghista Rettondini. 

Se la base, la gente, avesse potuto allora esprimere la propria preferenza tra le varie candidature a sindaco nell'area del centro sinistra con le elezioni primarie, si sarebbe partiti col piede giusto. 
Nessuno può dire quale sarebbe stato il risultato, ma almeno l'eventuale  risultato negativo (ma poteva essere positivo) non sarebbe dipeso dalla sbagliata candidatura.

 Anche le recenti amministrative di maggio 2011 hanno dimostrato che la figura del candidato sindaco apprezzato e conosciuto dalla gente è indispensabile per vincere.

Le primarie di coalizione di centrosinistra sono il metodo più democratico e sicuro perchè gli elettori possano votare il candidato migliore. E questo è anche il metodo per sottrarre alle segreterie dei partiti la decisione di imporre la candidatura e per non  andare incontro, come nel passato recente, ad una sconfitta. 

Ora Damiamo Ambrosini fa il bis. Non vuole le primarie.
Errare humanum, perseverare diabolicum ...

Stasera Consiglio Comunale

da Primoweb (24.11.11):

Legnago, stasera in consiglio si annuncia battaglia su commissione edilizia, "buchi" della Legnago Imprende e scavi di Porta Mantova

I “buchi” di bilancio della Legnago Imprende, la chiusura degli scavi di Porta Mantova e, soprattutto, la nomina della nuova commissione edilizia “allargata”. Sono questi i tre punti che potrebbero riscaldare il consiglio comunale di stasera a Legnago, convocato per le 20,45 dal presidente dell’aula, Maurizio Raganà.


La questione Legnago Imprende riguarda un assestamento di bilancio che prevede una ricapitalizzazione della società immobiliare del Comune, che in particolare gestisce l’Edificio 13 dell’ex Zuccherificio, quello che ospita il centro italo-indiano in realtà mai decollato. La scelta della maggioranza è di ripianare la pesante situazione di bilancio della società, e si parla di un intervento di circa 85 mila euro.
Ma a tenere banco, oltre alle interrogazioni dell’opposizione sulla chiusura, con interramento, dei resti di Porta Mantova e riapertura la traffico di Corso della Vittoria, sarà sicuramente la nomina della nuova commissione edilizia. Nomina slittata nell’ultimo consiglio comunale e che ora arriva in aula anche con la richiesta di approvazione di un nuovo regolamento, destinato ad aumentare da sei a sette i membri. Con il chiaro obbiettivo di garantire la maggioranza alla …maggioranza. E qui l’opposizione annuncia battaglia.




Grande appuntamento Jazz a Legnago jazz

 

 Domenica 27 novembre, alle ore 18, alla Libreria Mondadori Ferrarin di Legnago il grande jazz dagli Usa con la tromba di J.Kyle Gregory, accompagnato dalla sezione ritmica del Jazz club Salieri

mercoledì 23 novembre 2011

Non c'è la maggioranza? Basta cambiare le regole. Questo succede a Legnago.

 I Fatti: La Commissione edilizia, in scadenza, può essere rinnovata. La Giunta decide per il rinnovo. Nella maggioranza le defezioni di Martinelli (Lega) e Zamperlin (PdL) non danno la garanzia che la nuova maggioranza della Commissione sia di PdL e Lega; anzi, è quasi sicuro, visti i numeri, che l'elezione in Consiglio dia il risultato di 3 per la maggioranza e 3 per la minoranza. 

Infatti con sei membri da nominare e un voto per ciascun consigliere, la Commissione potrebbe essere composta in pareggio: tre commissari alla maggioranza e tre alla minoranza. 

Per questo PdL e Lega ritirano il punto, già presentato per la discussione, dall'Ordine del Giorno del Consiglio Comunale e mettono all'Ordine del Giorno del Consiglio successivo (24 novembre) un cambiamento del numero dei Commissari edilizi da eleggere: non più 6, ma 7, in modo da garantirsi la maggioranza nella Commissione edilizia al riparo da "imboscate" dei compagni di alleanza.

Commento:

1.  Afferma Paolo Longhi, ex assessore PdL defenestrato dalla giunta, nel suo blog:
"Cambiare le regole del gioco quando si sta giocando e perdendo sarà pure un'ottima strategia per garantirsi la vittoria, ma non è certo etico".
    Non si può che essere d'accordo: la Giunta ha formalmente la possibilità di cambiare in corsa le regole del gioco, perché con i numeri della propria maggioranza lo può tecnicamente fare, ma nella sostanza fa  un'operazione assolutamente spregevole, calpestando le elementari norme etiche.

2.  Nel passato recente, prima dell'amministrazione Rettondini, nella Commissione edilizia si era istaurato un clima di collaborazione, garantito prima (fino a quando la legge nazionale lo ha consentito) dall'assessore ai Lavori Pubblici e poi, quando la legge ha vietato la presenza di 'amministratori' nella Commissione edilizia, dal Dirigente dell'Ufficio Tecnico, in cui l'appartenenza dei commissari all'una o all'altra forza politica era assolutamente indifferente: quasi tutte le decisioni, dopo attenta analisi, venivano prese all'unanimità e se c'erano perplessità da parte di uno o più commissari, si discuteva a fondo e si rinviava la decisione alla seduta successiva.
Oggi sembra invece che anche la Commissione edilizia sia usata per spararsi l'un contro l'altro: una degenerazione del significato della Commissione stessa. 

Tanto più che da qualche anno i Comuni non sono obbligati ad eleggere la Commissione edilizia, ma le pratiche possono essere definite esclusivamente a livello tecnico. 

Quindi per Legnago, nella situazione in cui questa maggioranza ha ridotto la Commissione edilizia, è sicuramente meglio non eleggerla e lasciare che siano i tecnici dell'Ufficio Tecnico a definire tutte le pratiche edilizie, con forte risparmio di energia e con minor speco di buon senso.

lunedì 21 novembre 2011

A margine della visita di Palazzo Reale a Milano


Domenica 20 novembre abbiamo visitato a Palazzo Reale di Milano la Mostra di Cezanne.
Eravamo in cinque. Avevamo prenotato i biglietti via internet.
Un commesso ci ha detto che, avendo la prenotazione, potevamo entrare in biglietteria senza aspettare in coda il nostro turno.
Così siamo entrati, ma all'interno non c'erano due file, una per coloro che non avevano la prenotazione e una per quelli che avevano prenotato; ma tutti insieme, prenotati e non, aspettavano il loro turno per comprare o vidimare i biglietti.
Varie persone di coloro che, senza prenotazione,  avevano fatto la fila si lamentavano a voce alta che  scavalcavamo la fila, e noi a spiegare che avevamo prenotato via internet e che un usciere ci aveva detto di venire direttamente alla biglietteria. Una situazione per lo meno imbarazzante.
Sarebbe stato molto più semplice prevedere o che il biglietto elettronico fosse valido o almeno, se questo non era possibile, prevedere due file distinte e due scomparti separati della biglietteria per chi aveva fatto la prenotazione e   per chi non l'aveva fatta.

Non è finita qui.
La sorpresa più incredibile quando, dopo esserci levati le giacche ed i cappotti per depositarli in guardaroba, ci siamo sentiti dire che se non avevamo con noi una grande borsa di plastica per metter dentro i giacconi, dovevamo tenerceli durante tutto il percorso della mostra, perché il guardaroba "non ha sufficienti spazi per depositare i cappotti". Così abbiamo tenuto i giacconi, come quasi tutti i numerosi visitatori, in mano durante tutta la durata della visita. Non aggiungo alcun commento.                                   

giovedì 10 novembre 2011

PORTA MANTOVA.: L'INTERVENTO DI CLARA SCAPIN, consigliere provinciale

 Volentieri pubblico l'intervento su Porta Mantova di Clara Scapin, consigliere provinciale:

"La Soprintendenza chiede al Comune di Legnago un nuovo progetto per coprire Porta Mantova.
Per fortuna che c’è la Soprintendenza !
C’è ancora tempo per ragionare su Porta Mantova.

L’Amministrazione di Legnago aveva deciso di coprire i resti e di riaprire al traffico tutto Corso della Vittoria, per questo aveva stanziato 175.000 euro nel piano delle opere pubbliche.
Coprire i resti archeologici della 600esca Porta Mantova, una delle pochissime testimonianze storiche rimaste di Legnago come città murata ? Parliamone .
Ma asfaltare quel tratto e riaprirlo al traffico automobilistico no! Sarebbe un errore grave per Legnago, un rifugiarsi in un modello superato di pensare  alla vita e allo sviluppo del suo centro.
In tutta Europa si cerca di togliere il traffico automobilistico dal centro storico, nelle piccole e nelle grandi città e si è visto che dove si allargano le isole pedonali si ottengono benefici per tutti : riduzione dello smog, aumento della vivibilità, della sicurezza stradale, e per i negozianti innalzamento oltre il 20% del volume d’affari delle attività commerciali.
L’Italia a 30 anni dalla sua prima isola pedonale è in ritardo rispetto all’Europa, ma sta avviandosi verso questa strada.
Legnago non può andare in controtendenza, ha il compito d’essere capofila della Pianura Veronese valorizzando il centro storico come luogo di incontro, di manifestazioni, di cultura, ma anche di commercio di qualità, in alternativa agli anonimi Centri Commerciali, frutto di un’altra cultura e di un’altra storia" .  

Clara Scapin

Commento: Sono d'accordo con tutte le considerazioni sul mantenimento della pedonalizzazione della zona di Porta Mantova.
Non credo che sia una scelta giusta quella di seppellire Porta Mantova per vari motivi che ho spesso ricordato nei miei post e che sintetizzo:
      - E' uno spreco assurdo  di denaro pubblico cancellare un'opera realizzata dalla passata amministrazione (che ha utilizzato donazioni di privati per la realizzazione, spendendo pochi soldi propri): il comune spenderà 175.000 €, già stanziati, per l'interramento, più una forte somma di denaro (parecchie decine di migliaia di euro di sicuro) per ottemperare alle prescrizioni della Soprintendenza, che ha imposto, nel caso in cui  il Comune voglia interrare i resti, la ricostruzione in superficie con pietre di colori diversi, il disegno della pianta della Porta per tutta la sua area.

     - E' giusto che i legnaghesi e tutti coloro che visitano la nostra bella città, abbiano l'opportunità di scoprire, in una zona centrale, un brano della propria storia di città murata (e non, come sembrano volere gli  amministratori leghisti, solo  a parole legati alle radici della storia locale, seppellire le proprie radici).

     - Per quanto riguarda il problema reale dei mattoni rovinati al contatto con gli agenti atmosferici, la Soprindendenza, già nel 1999, poco prima delle elezioni amministrative, aveva dato l'autorizzazione di sostituirli con mattoni nuovi per esterno, di uguale forma e colore degli originali. Con una spesa molto ridotta, se ci fosse la volontà di mantenere aperto lo scavo, il problema dei mattoni si sarebbe potuto e si potrebbe risolvere.

    

mercoledì 2 novembre 2011

PORTA MANTOVA: LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE AI LL.PP.





Il consigliere comunale Arch. Tommaso Casari ha scritto una lettera aperta all'assessore ai Lavori Pubblici Moreno Nalin sugli interventi di copertura degli scavi di Porta Mantova, decisi dall'Amministrazione Rettondini.

                                   Legnago: Scavi di Porta Mantova
La pubblico integralmente, in quanto è uno dei pochi (purtroppo) interventi pubblici che fa un'analisi precisa del problema, dando anche qualche idea interessante per la soluzione (la migliore, per me, resta comunque la sostituzione dei mattoni rovinati con altri resistenti al gelo delle stesse dimensioni e colore, così come la Soprintendenza aveva autorizzato nel 2009):


"31 ottobre 2011, Legnago
All'Assessore all'Urbanistica ed ai LL.PP. Arch. Moreno Nalin 

E' notizia recente che la Sovrintendenza di Verona ha dato il via libera preliminare all'intervento che riporterà i resti archeologici di 'porta Mantova' (in condizioni di degrado) sotto il manto stradale vincolandolo a perentorie condizioni senza le quali non sarebbe possibile procedere:
- il restauro conservativo del sito archeologico prima del reinterro secondo precisa procedura;
- il ridisegno in superficie dei resti "seppelliti" della porta con materiali differenziati allo scopo di ricrearne la memoria visiva.

E' bene ricordare che poco prima delle elezioni del 2009, la precedente amministrazione aveva ricevuto l'autorizzazione della Soprintendenza a 'sostituire' i mattoni ammalorati con nuovi laterizi resistenti al gelo, delle stesse dimensioni di quelli autentici, a fronte di un impegno di spesa notevolmente  inferiore ai 175.000 € stanziati  dall'attuale amministazione.

In campagna elettotale (alla quale lei non ha partecipato) e dopo la vittoria alle urne, Rettondini e alleati decisero di procedere alla chiusura dei resti archeologici. Posizione che poi lei ha ribadito e avallato il mese scorso in sede di discussione consigliare in seguito ad una mia precisa domanda al riguardo.

 Vorrei ripercorrere le tappe di un procedimento difficoltoso e tutt'altro che semplice nel quale emerge con palese evidenza il fatto che la Soprintendenza di Verona, ponendo in sequenza una serie di paletti, abbia quanto meno dimostrato poca condivisione alla richiesta di rimettere i resti seicenteschi sotto terra per farci passare sopra una strada aperta al traffico. 

Nel mese di giugno 2010 si era svolto a Verona un incontro preliminare con la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Archeologici.
In quell' occasione l'Ente preposto aveva preso atto della volontà dell'Amministrazione di seppellire i resti (riportati alla luce nel 2004) pretendendo però che l'intervento fosse realizzato con tutti i crismi, secondo precise modalità procedurali ed esecutive e nel rispetto di rigorose prescrizioni volte a salvaguardare una delle poche testimonianze rimaste della Legnago di un tempo.
Dopo aver appreso la notizia a mezzo stampa, presentai un'interrogazione in Consiglio comunale allo scopo di chiedere quali fossero gli interventi che l'amministrazione intendesse perseguire in merito alla sistemazione dell'intera area di scavo a monte di quell'impegno di spesa di 175.000 € (cifra da voi stanziata nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche a titolo 'intervento per la riqualificazione e la razionalizzazione del primo tratto di Corso della Vittoria'). Mi vennero ribaditi (dal suo predecessore) i motivi che avevano indotto l'amministrazione a procedere in quella direzione ovvero da un lato la necessità di risolvere il problema del deterioramento dei mattoni (la cui continua manutenzione avrebbe costituito una spesa gravosa ed insostenibile) e dall'altro la necessità di riaprire al traffico veicolare Corso della Vittoria in collegamento con via Matteotti e Via De Massari. 

Quando tutto sembrava a posto ed i lavori pronti al nastro di partenza, nel mese di gennaio 2011 la Soprintendenza alzò ancora i paletti  ponendo come condizione necessaria per potere riaprire i cantieri la realizzazione di un video documentario a carattere storico ed archeologico (di Porta Mantova e del sedime adiacente) come volontà di consegnare ai posteri il monumento 'riseppellito'. 
Tale richiesta si quantificò in ulteriori 9360 € di spesa per la collettività legnaghese necessari per poter girare il 'video-memoria' e soddisfare la legittima richiesta. 

Ai primi di ottobre (come riportato a mezzo stampa nelle colonne de l'Arena), dopo il sopralluogo della Soprintendente per i Beni Architettonici e paesaggistici Dott.ssa Gaudini, è arrivato un nuovo stop al procedimento, con la richiesta obbligatoria di riformulare un nuovo intero progetto che da un lato prevedesse il preventivo restauro dei resti in chiave conservativa prima della sepoltura e dall'altro si progettasse un nuovo disegno in superficie in modo da richiamare fedelmente i quattro pilastri, le pareti portanti, gli archi e gli altri elementi strutturali dell'antica porta. In sostanza si richiedeva un disegno in superficie dell'intero complesso archeologico, nella posizione corretta, con l'utilizzo di elementi lapidei di diverso colore e materiale.

A seguito di quanto esposto mi chiedo se Lei  è ancora dell'idea che questo progetto, così come voluto dalla Soprintendenza, si presti semplicemente all'apertura al traffico o possa diventare un elemento da valorizzare nel contesto urbano cittadino data la vicinanza con Piazza Garibaldi ovvero il luogo di maggiore centralità e aggregazione di Legnago. 
L'Ente veronese impone (giustamente) un disegno in superficie con materiali differenziati: voi ci volete fare passare sopra una strada indicandone la carreggiata con borchie di metallo? Non lo trova quanto meno riduttivo e di poco senso? Partendo dal principio condivisibile che i resti vanno conservati e ricoperti [qui dissento: che vadano conservati, sì; che vadano ricoperti per farci passar sopra la strada,no!], Lei è convinto che un progetto di tale natura si realizzerà mantenendo un impegno di spesa di 175.000 € o, più verosimilmente, l'intero intervento comporterà un aumento inevitabile dei costi?

In virtù della professione che esercitava prima di assumere l'incarico di Assessore e proprio per la sensibilità che compete ad un 'Architetto', Le chiedo di riflettere sull'opportunità di riconsiderare l'intero intervento. 

Ripropongo e spero di poter condividere con Lei l'idea che già presentai in Consiglio Comunale lo scorso anno, ovvero quella di ripensare all'area archeologica di Corso della Vittoria come ad un nuovo luogo urbano di aggregazione che ricordi la presenza della porta della città e la sappia reinterpretare. Sono certo che valorizzandola risponderemmo alle esigenze della cittadinanza e alle richieste dei commercianti. 
Alcune città italiane hanno accolto questo tema proponendo risposte differenti ed originali. In questo senso sarebbe interessante ed innovativo aprire il progetto a nuove soluzioni attraverso un 'concorso di idee' per giovani professionisti. Si darebbe spazio alla circolazione del pensiero e voce ai più giovani (in un momento di difficoltà del settore) in grado di dare un contributo 'costruttivo' ed 'avanguardista' al tema in questione.

La bontà di una amministrazione non si misura solo attraverso il termometro del pareggio di bilancio (esercizio doveroso ed auspicabile sempre), ma anche e soprattutto se sa interpretare la complessità. Ciò significa, a mio umile modo di vedere, captare le occasioni più interessanti e fornire soluzioni non banali, in grado di connotare i propri spazi urbani -intrisi di memoria storica- come luoghi di qualità e non solo come linee da inserire semplicemente nello stradario comunale aperto al traffico.
Un cordiale saluto
Tommaso Casari, Consigliere Comunale"

LA STRADA PER TORNARE

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: “Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”.
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

martedì 1 novembre 2011

Terra Santa 16: QUARTIERE ARMENO E QUARTIERE EBRAICO/ IL MURO DEL PIANTO

Foto: Luigi Bologna




QUARTIERE ARMENO: 

                           Ingresso al quartiere armeno
Il Quartiere Armeno è racchiuso dietro alte mura ed enormi porte di legno. L'Armenia fu la prima nazione ad aderire ufficialmente al cristianesimo quando il suo re si convertì nel 303 d.C.




 Nel corso del secolo seguente molti armeno vennero in Terra santa e , quando il loro regno scomparve alla fine del IV secolo, adottarono Gerusalemme come capitale spirituale.



 La   persecuzione turca contro gli Armeni, nel 1915, provocò oltre un milione e mezzo di morti armeni. Gli Armeni che ne ebbero la possibilità si rifugiarono a Gerusalemme.






 L'attuale comunità armena comprende circa 1500 persone, e costituisce una realtà separata dalle altre.






IL QUARTIERE EBRAICO

Il quartiere ebraico è di carattere  residenziale, con vie lastricate pulite.




 Questa zona fu rasa al suolo durante i combattimenti del 1948 e gran parte del quartiere dovette essere ricostruita da zero.





                                                         Quartiere ebraico





I monumenti storici rimasti in piedi sono pochi; in compenso sono numerosi i reperti archeologici rinvenuti sotto il livello stradale. Nella foto sopra si vede la pavimentazione e le colonne del cardo massimo romano.





                                                                     Quartiere ebraico







                                                                   Quartiere ebraico





                                                                             Quartiere ebraico






                                                                            Quartiere ebraico






                                                                           Quartiere ebraico






                                                                       Quartiere ebraico






                                                                            Quartiere ebraico







                                                                              Quartiere ebraico







                                                                             Quartiere ebraico







                                                                               Quartiere ebraico








                                                                             Quartiere ebraico








                                                                        Quartiere ebraico







                                                                     Quartiere ebraico







                                                                              Quartiere ebraico






                                                                        Quartiere ebraico






                                                                          Quartiere ebraico






                                                                         Quartiere ebraico






Quartiere ebraico: Menorah, candelabro a sette bracci






                                                                      Quartiere ebraico








Mezurah, scatolina di forma allungata, contenente scritti della Torah, che si affigge allo stipite della porta d'ingresso






                                                                       Quartiere ebraico







IL MURO DEL PIANTO (MURO OCCIDENTALE)


 
Questa passerella conduce al posto di controllo militare prima dell'ingresso al Muro Occidentale






                                             Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Quando fu realizzato, circa 2000 anni fa, il muro sosteneva la parte esterna della spianata dove sorgeva il Secondo Tempio.






                                              Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Dopo da distruzione del Tempio nel 70 d. C. gli Ebrei vennero mandati in esilio e  persero la cognizione della posizione esatta del Tempio.
Quando ritornarono a Gerusalemme, gli Ebrei evitarono  l'area della spianata, temendo di calpestare il Sancta Sanctorum che custodiva un tempo l'Arca dell'Alleanza, al quale potevano accedere solo i sommi sacerdoti.





                                                     Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)

Iniziarono così a raccogliersi in preghiera presso un muro esterno scoperto che, secondo i testi rabbinici, non veniva mai abbandonato dalla presenza divina.





                                                                    Il Muro del Pianto
La sua importanza come mèta di pellegrinaggio iniziò durante il periodo ottomano, quando gli ebrei venivano qui a piangere la perdita del Tempio, cioè di ciò che ritenevano il luogo più sacro della loro religione - da qui il nome di  Muro del Pianto.
A quel tempo le case erano costruite l'una accanto all'altra proprio fino al muro, e rimaneva libero per la preghiera solo uno stretto vicolo.




                                                                Il Muro del Pianto (dalla passerella)

Nel 1967 gli israeliani rasero al suolo il quartiere arabo che arrivava fino al Muro  per creare la piazza che possiamo vedere ancora oggi.






                                                Il Muro del Pianto (fotografato dalla Passerella aerea)

L'area immediatemente prospiciente il muro è divisa in due zone, una più piccola posta a sud riservata alle donne e una più grande e attiva a nord per gli uomini.





 Il Muro del Pianto: area sud (per le donne) e area nord (per gli uomini)
















                                           Il Muro del Pianto (dalla passerella)
Il venerdì (giorno in cui ho scattato le foto) una grande folla si raduna qui e gli studenti  arrivano per ballare e cantare.





                                                     Il Muro del Pianto (dalla passerella)
Avvicinandosi al muro si possono vedere i rotolini di carta infilati nelle fessure tra le pietre: secondo una diffusa credenza le preghiere inserite nel Muro saranno esaudite.












                                                Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Il Muro è aperto ai fedeli di ogni religione, 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno. E' richiesto un abbigliamento decoroso e l'uso della kippah (copricapo tondo) o di un copricapo per i maschi. Durante le feste è vietato scattare fotografie.






VERONA: I DISEGNI MIEI E DI MARISA LONARDI RELATIVI A VERONA

 Disegni di Luigi Bologna e Marisa Lonardi Piazza delle Erbe Lungadige (che non c'è più) Piazza delle Erbe  Lavori sull'Adige nei pr...