giovedì 24 novembre 2011

Grande appuntamento Jazz a Legnago jazz

 

 Domenica 27 novembre, alle ore 18, alla Libreria Mondadori Ferrarin di Legnago il grande jazz dagli Usa con la tromba di J.Kyle Gregory, accompagnato dalla sezione ritmica del Jazz club Salieri

mercoledì 23 novembre 2011

Non c'è la maggioranza? Basta cambiare le regole. Questo succede a Legnago.

 I Fatti: La Commissione edilizia, in scadenza, può essere rinnovata. La Giunta decide per il rinnovo. Nella maggioranza le defezioni di Martinelli (Lega) e Zamperlin (PdL) non danno la garanzia che la nuova maggioranza della Commissione sia di PdL e Lega; anzi, è quasi sicuro, visti i numeri, che l'elezione in Consiglio dia il risultato di 3 per la maggioranza e 3 per la minoranza. 

Infatti con sei membri da nominare e un voto per ciascun consigliere, la Commissione potrebbe essere composta in pareggio: tre commissari alla maggioranza e tre alla minoranza. 

Per questo PdL e Lega ritirano il punto, già presentato per la discussione, dall'Ordine del Giorno del Consiglio Comunale e mettono all'Ordine del Giorno del Consiglio successivo (24 novembre) un cambiamento del numero dei Commissari edilizi da eleggere: non più 6, ma 7, in modo da garantirsi la maggioranza nella Commissione edilizia al riparo da "imboscate" dei compagni di alleanza.

Commento:

1.  Afferma Paolo Longhi, ex assessore PdL defenestrato dalla giunta, nel suo blog:
"Cambiare le regole del gioco quando si sta giocando e perdendo sarà pure un'ottima strategia per garantirsi la vittoria, ma non è certo etico".
    Non si può che essere d'accordo: la Giunta ha formalmente la possibilità di cambiare in corsa le regole del gioco, perché con i numeri della propria maggioranza lo può tecnicamente fare, ma nella sostanza fa  un'operazione assolutamente spregevole, calpestando le elementari norme etiche.

2.  Nel passato recente, prima dell'amministrazione Rettondini, nella Commissione edilizia si era istaurato un clima di collaborazione, garantito prima (fino a quando la legge nazionale lo ha consentito) dall'assessore ai Lavori Pubblici e poi, quando la legge ha vietato la presenza di 'amministratori' nella Commissione edilizia, dal Dirigente dell'Ufficio Tecnico, in cui l'appartenenza dei commissari all'una o all'altra forza politica era assolutamente indifferente: quasi tutte le decisioni, dopo attenta analisi, venivano prese all'unanimità e se c'erano perplessità da parte di uno o più commissari, si discuteva a fondo e si rinviava la decisione alla seduta successiva.
Oggi sembra invece che anche la Commissione edilizia sia usata per spararsi l'un contro l'altro: una degenerazione del significato della Commissione stessa. 

Tanto più che da qualche anno i Comuni non sono obbligati ad eleggere la Commissione edilizia, ma le pratiche possono essere definite esclusivamente a livello tecnico. 

Quindi per Legnago, nella situazione in cui questa maggioranza ha ridotto la Commissione edilizia, è sicuramente meglio non eleggerla e lasciare che siano i tecnici dell'Ufficio Tecnico a definire tutte le pratiche edilizie, con forte risparmio di energia e con minor speco di buon senso.

lunedì 21 novembre 2011

A margine della visita di Palazzo Reale a Milano


Domenica 20 novembre abbiamo visitato a Palazzo Reale di Milano la Mostra di Cezanne.
Eravamo in cinque. Avevamo prenotato i biglietti via internet.
Un commesso ci ha detto che, avendo la prenotazione, potevamo entrare in biglietteria senza aspettare in coda il nostro turno.
Così siamo entrati, ma all'interno non c'erano due file, una per coloro che non avevano la prenotazione e una per quelli che avevano prenotato; ma tutti insieme, prenotati e non, aspettavano il loro turno per comprare o vidimare i biglietti.
Varie persone di coloro che, senza prenotazione,  avevano fatto la fila si lamentavano a voce alta che  scavalcavamo la fila, e noi a spiegare che avevamo prenotato via internet e che un usciere ci aveva detto di venire direttamente alla biglietteria. Una situazione per lo meno imbarazzante.
Sarebbe stato molto più semplice prevedere o che il biglietto elettronico fosse valido o almeno, se questo non era possibile, prevedere due file distinte e due scomparti separati della biglietteria per chi aveva fatto la prenotazione e   per chi non l'aveva fatta.

Non è finita qui.
La sorpresa più incredibile quando, dopo esserci levati le giacche ed i cappotti per depositarli in guardaroba, ci siamo sentiti dire che se non avevamo con noi una grande borsa di plastica per metter dentro i giacconi, dovevamo tenerceli durante tutto il percorso della mostra, perché il guardaroba "non ha sufficienti spazi per depositare i cappotti". Così abbiamo tenuto i giacconi, come quasi tutti i numerosi visitatori, in mano durante tutta la durata della visita. Non aggiungo alcun commento.                                   

giovedì 10 novembre 2011

PORTA MANTOVA.: L'INTERVENTO DI CLARA SCAPIN, consigliere provinciale

 Volentieri pubblico l'intervento su Porta Mantova di Clara Scapin, consigliere provinciale:

"La Soprintendenza chiede al Comune di Legnago un nuovo progetto per coprire Porta Mantova.
Per fortuna che c’è la Soprintendenza !
C’è ancora tempo per ragionare su Porta Mantova.

L’Amministrazione di Legnago aveva deciso di coprire i resti e di riaprire al traffico tutto Corso della Vittoria, per questo aveva stanziato 175.000 euro nel piano delle opere pubbliche.
Coprire i resti archeologici della 600esca Porta Mantova, una delle pochissime testimonianze storiche rimaste di Legnago come città murata ? Parliamone .
Ma asfaltare quel tratto e riaprirlo al traffico automobilistico no! Sarebbe un errore grave per Legnago, un rifugiarsi in un modello superato di pensare  alla vita e allo sviluppo del suo centro.
In tutta Europa si cerca di togliere il traffico automobilistico dal centro storico, nelle piccole e nelle grandi città e si è visto che dove si allargano le isole pedonali si ottengono benefici per tutti : riduzione dello smog, aumento della vivibilità, della sicurezza stradale, e per i negozianti innalzamento oltre il 20% del volume d’affari delle attività commerciali.
L’Italia a 30 anni dalla sua prima isola pedonale è in ritardo rispetto all’Europa, ma sta avviandosi verso questa strada.
Legnago non può andare in controtendenza, ha il compito d’essere capofila della Pianura Veronese valorizzando il centro storico come luogo di incontro, di manifestazioni, di cultura, ma anche di commercio di qualità, in alternativa agli anonimi Centri Commerciali, frutto di un’altra cultura e di un’altra storia" .  

Clara Scapin

Commento: Sono d'accordo con tutte le considerazioni sul mantenimento della pedonalizzazione della zona di Porta Mantova.
Non credo che sia una scelta giusta quella di seppellire Porta Mantova per vari motivi che ho spesso ricordato nei miei post e che sintetizzo:
      - E' uno spreco assurdo  di denaro pubblico cancellare un'opera realizzata dalla passata amministrazione (che ha utilizzato donazioni di privati per la realizzazione, spendendo pochi soldi propri): il comune spenderà 175.000 €, già stanziati, per l'interramento, più una forte somma di denaro (parecchie decine di migliaia di euro di sicuro) per ottemperare alle prescrizioni della Soprintendenza, che ha imposto, nel caso in cui  il Comune voglia interrare i resti, la ricostruzione in superficie con pietre di colori diversi, il disegno della pianta della Porta per tutta la sua area.

     - E' giusto che i legnaghesi e tutti coloro che visitano la nostra bella città, abbiano l'opportunità di scoprire, in una zona centrale, un brano della propria storia di città murata (e non, come sembrano volere gli  amministratori leghisti, solo  a parole legati alle radici della storia locale, seppellire le proprie radici).

     - Per quanto riguarda il problema reale dei mattoni rovinati al contatto con gli agenti atmosferici, la Soprindendenza, già nel 1999, poco prima delle elezioni amministrative, aveva dato l'autorizzazione di sostituirli con mattoni nuovi per esterno, di uguale forma e colore degli originali. Con una spesa molto ridotta, se ci fosse la volontà di mantenere aperto lo scavo, il problema dei mattoni si sarebbe potuto e si potrebbe risolvere.

    

mercoledì 2 novembre 2011

PORTA MANTOVA: LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE AI LL.PP.





Il consigliere comunale Arch. Tommaso Casari ha scritto una lettera aperta all'assessore ai Lavori Pubblici Moreno Nalin sugli interventi di copertura degli scavi di Porta Mantova, decisi dall'Amministrazione Rettondini.

                                   Legnago: Scavi di Porta Mantova
La pubblico integralmente, in quanto è uno dei pochi (purtroppo) interventi pubblici che fa un'analisi precisa del problema, dando anche qualche idea interessante per la soluzione (la migliore, per me, resta comunque la sostituzione dei mattoni rovinati con altri resistenti al gelo delle stesse dimensioni e colore, così come la Soprintendenza aveva autorizzato nel 2009):


"31 ottobre 2011, Legnago
All'Assessore all'Urbanistica ed ai LL.PP. Arch. Moreno Nalin 

E' notizia recente che la Sovrintendenza di Verona ha dato il via libera preliminare all'intervento che riporterà i resti archeologici di 'porta Mantova' (in condizioni di degrado) sotto il manto stradale vincolandolo a perentorie condizioni senza le quali non sarebbe possibile procedere:
- il restauro conservativo del sito archeologico prima del reinterro secondo precisa procedura;
- il ridisegno in superficie dei resti "seppelliti" della porta con materiali differenziati allo scopo di ricrearne la memoria visiva.

E' bene ricordare che poco prima delle elezioni del 2009, la precedente amministrazione aveva ricevuto l'autorizzazione della Soprintendenza a 'sostituire' i mattoni ammalorati con nuovi laterizi resistenti al gelo, delle stesse dimensioni di quelli autentici, a fronte di un impegno di spesa notevolmente  inferiore ai 175.000 € stanziati  dall'attuale amministazione.

In campagna elettotale (alla quale lei non ha partecipato) e dopo la vittoria alle urne, Rettondini e alleati decisero di procedere alla chiusura dei resti archeologici. Posizione che poi lei ha ribadito e avallato il mese scorso in sede di discussione consigliare in seguito ad una mia precisa domanda al riguardo.

 Vorrei ripercorrere le tappe di un procedimento difficoltoso e tutt'altro che semplice nel quale emerge con palese evidenza il fatto che la Soprintendenza di Verona, ponendo in sequenza una serie di paletti, abbia quanto meno dimostrato poca condivisione alla richiesta di rimettere i resti seicenteschi sotto terra per farci passare sopra una strada aperta al traffico. 

Nel mese di giugno 2010 si era svolto a Verona un incontro preliminare con la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Archeologici.
In quell' occasione l'Ente preposto aveva preso atto della volontà dell'Amministrazione di seppellire i resti (riportati alla luce nel 2004) pretendendo però che l'intervento fosse realizzato con tutti i crismi, secondo precise modalità procedurali ed esecutive e nel rispetto di rigorose prescrizioni volte a salvaguardare una delle poche testimonianze rimaste della Legnago di un tempo.
Dopo aver appreso la notizia a mezzo stampa, presentai un'interrogazione in Consiglio comunale allo scopo di chiedere quali fossero gli interventi che l'amministrazione intendesse perseguire in merito alla sistemazione dell'intera area di scavo a monte di quell'impegno di spesa di 175.000 € (cifra da voi stanziata nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche a titolo 'intervento per la riqualificazione e la razionalizzazione del primo tratto di Corso della Vittoria'). Mi vennero ribaditi (dal suo predecessore) i motivi che avevano indotto l'amministrazione a procedere in quella direzione ovvero da un lato la necessità di risolvere il problema del deterioramento dei mattoni (la cui continua manutenzione avrebbe costituito una spesa gravosa ed insostenibile) e dall'altro la necessità di riaprire al traffico veicolare Corso della Vittoria in collegamento con via Matteotti e Via De Massari. 

Quando tutto sembrava a posto ed i lavori pronti al nastro di partenza, nel mese di gennaio 2011 la Soprintendenza alzò ancora i paletti  ponendo come condizione necessaria per potere riaprire i cantieri la realizzazione di un video documentario a carattere storico ed archeologico (di Porta Mantova e del sedime adiacente) come volontà di consegnare ai posteri il monumento 'riseppellito'. 
Tale richiesta si quantificò in ulteriori 9360 € di spesa per la collettività legnaghese necessari per poter girare il 'video-memoria' e soddisfare la legittima richiesta. 

Ai primi di ottobre (come riportato a mezzo stampa nelle colonne de l'Arena), dopo il sopralluogo della Soprintendente per i Beni Architettonici e paesaggistici Dott.ssa Gaudini, è arrivato un nuovo stop al procedimento, con la richiesta obbligatoria di riformulare un nuovo intero progetto che da un lato prevedesse il preventivo restauro dei resti in chiave conservativa prima della sepoltura e dall'altro si progettasse un nuovo disegno in superficie in modo da richiamare fedelmente i quattro pilastri, le pareti portanti, gli archi e gli altri elementi strutturali dell'antica porta. In sostanza si richiedeva un disegno in superficie dell'intero complesso archeologico, nella posizione corretta, con l'utilizzo di elementi lapidei di diverso colore e materiale.

A seguito di quanto esposto mi chiedo se Lei  è ancora dell'idea che questo progetto, così come voluto dalla Soprintendenza, si presti semplicemente all'apertura al traffico o possa diventare un elemento da valorizzare nel contesto urbano cittadino data la vicinanza con Piazza Garibaldi ovvero il luogo di maggiore centralità e aggregazione di Legnago. 
L'Ente veronese impone (giustamente) un disegno in superficie con materiali differenziati: voi ci volete fare passare sopra una strada indicandone la carreggiata con borchie di metallo? Non lo trova quanto meno riduttivo e di poco senso? Partendo dal principio condivisibile che i resti vanno conservati e ricoperti [qui dissento: che vadano conservati, sì; che vadano ricoperti per farci passar sopra la strada,no!], Lei è convinto che un progetto di tale natura si realizzerà mantenendo un impegno di spesa di 175.000 € o, più verosimilmente, l'intero intervento comporterà un aumento inevitabile dei costi?

In virtù della professione che esercitava prima di assumere l'incarico di Assessore e proprio per la sensibilità che compete ad un 'Architetto', Le chiedo di riflettere sull'opportunità di riconsiderare l'intero intervento. 

Ripropongo e spero di poter condividere con Lei l'idea che già presentai in Consiglio Comunale lo scorso anno, ovvero quella di ripensare all'area archeologica di Corso della Vittoria come ad un nuovo luogo urbano di aggregazione che ricordi la presenza della porta della città e la sappia reinterpretare. Sono certo che valorizzandola risponderemmo alle esigenze della cittadinanza e alle richieste dei commercianti. 
Alcune città italiane hanno accolto questo tema proponendo risposte differenti ed originali. In questo senso sarebbe interessante ed innovativo aprire il progetto a nuove soluzioni attraverso un 'concorso di idee' per giovani professionisti. Si darebbe spazio alla circolazione del pensiero e voce ai più giovani (in un momento di difficoltà del settore) in grado di dare un contributo 'costruttivo' ed 'avanguardista' al tema in questione.

La bontà di una amministrazione non si misura solo attraverso il termometro del pareggio di bilancio (esercizio doveroso ed auspicabile sempre), ma anche e soprattutto se sa interpretare la complessità. Ciò significa, a mio umile modo di vedere, captare le occasioni più interessanti e fornire soluzioni non banali, in grado di connotare i propri spazi urbani -intrisi di memoria storica- come luoghi di qualità e non solo come linee da inserire semplicemente nello stradario comunale aperto al traffico.
Un cordiale saluto
Tommaso Casari, Consigliere Comunale"

LA STRADA PER TORNARE

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: “Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”.
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

martedì 1 novembre 2011

Terra Santa 16: QUARTIERE ARMENO E QUARTIERE EBRAICO/ IL MURO DEL PIANTO

Foto: Luigi Bologna




QUARTIERE ARMENO: 

                           Ingresso al quartiere armeno
Il Quartiere Armeno è racchiuso dietro alte mura ed enormi porte di legno. L'Armenia fu la prima nazione ad aderire ufficialmente al cristianesimo quando il suo re si convertì nel 303 d.C.




 Nel corso del secolo seguente molti armeno vennero in Terra santa e , quando il loro regno scomparve alla fine del IV secolo, adottarono Gerusalemme come capitale spirituale.



 La   persecuzione turca contro gli Armeni, nel 1915, provocò oltre un milione e mezzo di morti armeni. Gli Armeni che ne ebbero la possibilità si rifugiarono a Gerusalemme.






 L'attuale comunità armena comprende circa 1500 persone, e costituisce una realtà separata dalle altre.






IL QUARTIERE EBRAICO

Il quartiere ebraico è di carattere  residenziale, con vie lastricate pulite.




 Questa zona fu rasa al suolo durante i combattimenti del 1948 e gran parte del quartiere dovette essere ricostruita da zero.





                                                         Quartiere ebraico





I monumenti storici rimasti in piedi sono pochi; in compenso sono numerosi i reperti archeologici rinvenuti sotto il livello stradale. Nella foto sopra si vede la pavimentazione e le colonne del cardo massimo romano.





                                                                     Quartiere ebraico







                                                                   Quartiere ebraico





                                                                             Quartiere ebraico






                                                                            Quartiere ebraico






                                                                           Quartiere ebraico






                                                                       Quartiere ebraico






                                                                            Quartiere ebraico







                                                                              Quartiere ebraico







                                                                             Quartiere ebraico







                                                                               Quartiere ebraico








                                                                             Quartiere ebraico








                                                                        Quartiere ebraico







                                                                     Quartiere ebraico







                                                                              Quartiere ebraico






                                                                        Quartiere ebraico






                                                                          Quartiere ebraico






                                                                         Quartiere ebraico






Quartiere ebraico: Menorah, candelabro a sette bracci






                                                                      Quartiere ebraico








Mezurah, scatolina di forma allungata, contenente scritti della Torah, che si affigge allo stipite della porta d'ingresso






                                                                       Quartiere ebraico







IL MURO DEL PIANTO (MURO OCCIDENTALE)


 
Questa passerella conduce al posto di controllo militare prima dell'ingresso al Muro Occidentale






                                             Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Quando fu realizzato, circa 2000 anni fa, il muro sosteneva la parte esterna della spianata dove sorgeva il Secondo Tempio.






                                              Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Dopo da distruzione del Tempio nel 70 d. C. gli Ebrei vennero mandati in esilio e  persero la cognizione della posizione esatta del Tempio.
Quando ritornarono a Gerusalemme, gli Ebrei evitarono  l'area della spianata, temendo di calpestare il Sancta Sanctorum che custodiva un tempo l'Arca dell'Alleanza, al quale potevano accedere solo i sommi sacerdoti.





                                                     Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)

Iniziarono così a raccogliersi in preghiera presso un muro esterno scoperto che, secondo i testi rabbinici, non veniva mai abbandonato dalla presenza divina.





                                                                    Il Muro del Pianto
La sua importanza come mèta di pellegrinaggio iniziò durante il periodo ottomano, quando gli ebrei venivano qui a piangere la perdita del Tempio, cioè di ciò che ritenevano il luogo più sacro della loro religione - da qui il nome di  Muro del Pianto.
A quel tempo le case erano costruite l'una accanto all'altra proprio fino al muro, e rimaneva libero per la preghiera solo uno stretto vicolo.




                                                                Il Muro del Pianto (dalla passerella)

Nel 1967 gli israeliani rasero al suolo il quartiere arabo che arrivava fino al Muro  per creare la piazza che possiamo vedere ancora oggi.






                                                Il Muro del Pianto (fotografato dalla Passerella aerea)

L'area immediatemente prospiciente il muro è divisa in due zone, una più piccola posta a sud riservata alle donne e una più grande e attiva a nord per gli uomini.





 Il Muro del Pianto: area sud (per le donne) e area nord (per gli uomini)
















                                           Il Muro del Pianto (dalla passerella)
Il venerdì (giorno in cui ho scattato le foto) una grande folla si raduna qui e gli studenti  arrivano per ballare e cantare.





                                                     Il Muro del Pianto (dalla passerella)
Avvicinandosi al muro si possono vedere i rotolini di carta infilati nelle fessure tra le pietre: secondo una diffusa credenza le preghiere inserite nel Muro saranno esaudite.












                                                Il Muro del Pianto (fotografato dalla passerella)
Il Muro è aperto ai fedeli di ogni religione, 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno. E' richiesto un abbigliamento decoroso e l'uso della kippah (copricapo tondo) o di un copricapo per i maschi. Durante le feste è vietato scattare fotografie.






Terra Santa 11: GERICO - BETANIA

Foto: Luigi Bologna


 GERICO


                                            Gerico: ingresso centro commerciale e ristorante Ahava

Gerico è la prima città che il popolo d'Israele conquistò dopo aver vagato per 40 giorni  nel deserto. Narra la Bibbia che il Signore affidò a Giosuèil compito di entrare a Gerico e che le sue mura crollarono dopo lo squillo di sette trombe e il grido del popolo di Israele (Giosuè 6).

I cristiani ricordano Gerico come il luogo in cui Giovanni il Battista ricevette il battesimo nelle acque del Giordano e dove Gesù venne tentato dal demonio, sulla montagna.





                                                 Gerico: fontana; dietro: zona archeologica

Nel 1967 la città fu sottratta dagli israeliani alla Giordania durante la Guerra dei sei giorni; successivamente, nel 1994, divenne una delle prime città a passare sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese.





                                       Il sicomoro di Zaccheo: si dice che abbia circa 2000 anni






                                              Gerico: dabanti al sicomoro di Zaccheo, venditore

Oggi Gerico è tornata ad essere un centro  turistico e commerciale.



BETANIA


                                                                                            Betania

Betania è il luogo degli amici di Gesù, Marta, Maria e Lazzaro e il luogo dove si trovava la casa di Simone il lebbroso, dove Maria di Betania compì il comandamento dell'amore (Matteo, 26, 1-13):






                                                                      Betania: Chiesa
" Gesù si trovava a Betània nella casa di
Simone il lebbroso.
 Mentre stava a mensa,
 giunse una donna con un vasetto di alabastro,
pieno di olio profumato di nardo genuino di gran
valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò
l'unguento sul suo capo.
 Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro:
«Perché tutto questo spreco di olio profumato?
 Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di
trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano
infuriati contro di lei.
 Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le
date fastidio? Ella ha compiuto verso di me
un'opera buona;
 i poveri infatti li avete sempre con voi e potete
beneficarli quando volete, me invece non mi
avete sempre.
 Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo
in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

 In verità vi dico che dovunque, in tutto il
mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà
pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto."




                                                             Betania: interno della Chiesa

VERONA: I DISEGNI MIEI E DI MARISA LONARDI RELATIVI A VERONA

 Disegni di Luigi Bologna e Marisa Lonardi Piazza delle Erbe Lungadige (che non c'è più) Piazza delle Erbe  Lavori sull'Adige nei pr...